March 1st, 2010 — 10:00pm
Ultimamente non ho potuto scrivere molto, non che lo avessi mai fatto, ma nelle ultime settimane non ho proprio avuto tempo di mettere nero su bianco delle parole. Da poco più di due settimane sono arrivato a Milano, come avevo già accennato qualche tempo fa, per lavorare come assistente di Toni Thorimbert. Ho lasciato praticamente tutto quello che amavo e mi sono trasferito nel Paese che meno mi piace unicamente per poter lavorare al fianco di questo fotografo. Pazzia? Beh, per qualcuno potrebbe essere una pazzia, ma per me é un’occasione come non ne succedono tutti i giorni. Thorimbert è considerato uno dei migliori fotografi italiani in quella che è la fotografia di moda e di ritratto ed io apprezzo moltissimo i suoi lavori, motivo per cui mi entusiasma molto poter essere il suo assistente. Non capita davvero a tutti di poter lavorare a livelli tanti e con persone di tale capacità, circondato da grandi professionisti e respirando esperienza di anni nel mondo della moda. Ancora pazzia? Credo di no, anche se sicuramente io avevo un ostacolo in più: vivere in un’altra nazione e doversi trasferire in poche settimane. Ma lo han fatto in molti e per lavori, forse, molto meno appaganti…
Naturalmente il cambio non è stato affatto facile. Il mio lavoro da assistente in Spagna si limitava alla pura assistenza: montare luci, portare macchine, pulire… Con Toni invece devi fare tutto: monti, smonti, pulisci, organizzi, apri lo studio, rispondi alle mail, gestisci soldi e attrezzature, prepari il caffè, metti la benzina… insomma, devi pensare a tutto ciò che fa sì che uno studio funzioni nel migliore dei modi, anzi, in modo eccellente. Un’altra grande differenza consiste nel diverso sistema lavorativo tra Spagna e Italia: nella penisola iberica tutto è più tranquillo, soft, rilassato… nella penisola italiana tutto è più rapido, nervoso, esigente. Non esprimerò pareri su quale sistema sia migliore, sicuramente il modello italiano macina più lavoro e soldi di quello spagnolo, con qualità più alta e quindi con esigenze e tempistiche diverse. Resta il fatto che uno deve abituarsi anche a questo, e deve abituarcisi in fretta!
Ecco quindi che da una settimana all’altra mi ritrovo catapultato in questa grande avventura, con una gran voglia di viverla e assorbirne il più possibile. I futuri post di questo blog saranno spesso dedicati a questa tematica. Parlerò dei lavori che produrremo, dei problemi e delle soddisfazioni legate alla mia professione, ma ci saranno anche post, come sempre, assolutamente estranei da tutto questo…
Stay tuned!
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February 7th, 2010 — 7:15pm
Capita spesso che amici e conoscenti mi facciano domande puramente tecniche sull’attrezzatura fotografica e che mi chiedano consigli su diversi modelli di macchine o obiettivi. Inizialmente dovrei dividerli in due gruppi: quelli che devono comprarsi una macchina fotografica e mi chiedono consiglio e quelli che giá anno una macchina, scattano foto, e si nutrono di riviste specializzate e forum per poi chiedermi che cosa utilizzo e perché.
I primi posso capirli e se ne ho le conoscenze gli aiuto volentieri: perché dico “se ne ho le conoscenze”? Perché se mi si rivolgono domande attinenti a macchine più o meno professionali allora forse posso rispondere, ma se mi si chiede di comparare due macchine compatte allora non so neanche come iniziare il discorso. Non dico questo tentando di vantarmi per il fatto di non usare compatte (cosa peraltro non vera perché scatto anche con il cellulare), ma semplicemente perché tutta la mia esperienza formativa e professionale é basata su macchine di gamma alta e solamente su queste ultime posso permettermi di esprimere un giudizio ponderato! Come faccio a consigliarti qualcosa che non ha niente a che vedere con quello che uso tutti i giorni?? Chiedo scusa se non ho la più pallida idea del perché alcune macchine riescono a capire quando uno sorride e quando no! Io voglio una macchina che scatti la foto quando IO decido di schiacciare il pulsante!
Il secondo gruppo invece non lo perdono: semplicemente siamo di due pianeti distinti. Questo gruppo é formato da tutti coloro che passano ore discutendo su tutti i forum di fotografia sulle caratteristiche di tale ottica o di tale sensore… sanno tutto delle ultime novità e parlano con un linguaggio degno dei migliori ingegneri. La domanda tipica é: “come avete fatto questa foto? con che schema di luci? usava il 24-70 vero? ” Risposta: NON ROMPERMI I COGLIONI! NON HAI UN FORUM CHE TI ASPETTA? Lo dico sul serio, non ne posso più! Continuano a farmi domande del genere, continuano a chiedermi consigli su tali ottiche per poi dirmi che mi sbaglio perché secondo l’ultimo test della loro preziosa rivista etc etc etc Non chiedermelo allora! Se il tuo forum ti ha già svelato tutti i segreti dell’ultima ottica di Canon a basso prezzo comparandola con una Sigma/Tamron di ugual prezzo… perché me lo chiedi??? In tutti i casi io ti potrò solamente rispondere una cosa: NON LO SO! Noi usiamo le migliori macchine e le migliori ottiche perché solamente così hai la certezza di avere la migliore qualità, per tutto il resto consulta il forum! Sia ben chiaro che non lo dico in modo arrogante, semplicemente non ho esperienza se non con determinati materiali. Tutto qui. Mi sembra invece molto più arrogante il fatto che mi si chieda un parere per poi smentirmi!
Discorso a parte, anche se strettamente legato a quanto appena detto, va dedicato a coloro che ti dicono: “Certo che con una Hasselblad da 39 Megapixels e 10 flash tutti fanno delle foto così!” Non esiste cazzata più grande: migliori materiali danno migliore qualità ma non foto più belle! La fotografia non la fanno le macchine, la fate tu e la persona dall’altra parte dell’obiettivo! Bisogna sradicarsi dalla testa tutti i tecnicismi e le diavolerie generate dalla corsa ai Megapixels. Ricordatevi che noi tutti, se visti con gli occhi dei signori di Canon, Nikon, Fuji etc, siamo semplicemente dei consumatori, e come tali ci trattano: ti racconterebbero di tutto per farti pensare che la macchina fotografica che hai comprato 6 mesi fa è decisamente inferiore all’ultimo modello lanciato nel mercato! Leggete meno test e pubblicità e fate più foto! Scattate, scattate e scattate!! Scattate con tutto: reflex, compatte, telefoni, banchi ottici, scatole di scarpe!! Si, con le scatole delle scarpe si possono fare foto! Un giorno ne parleremo! Le belle fotografie non sono nascoste in un sensore o in una pellicola, sono nella vostra testa, nelle vostre esperienze, nel bagaglio culturale che ognuno di noi coltiva e sviluppa. Se non avete idee, se non sviluppate la vostra sensibilità e il vostro senso estetico allora non vi basteranno mai i flash e i megapixels. Personalmente, le foto che amo di più son quasi tutte scattate con luce naturale e macchine analogiche più semplici, con l’obiettivo “normale” per intenderci. Quindi smettete di frustrarvi per il fatto di non possedere una Mark III e un kit di flash da studio e cercate piuttosto di imparare a “leggere” la luce nei vari momenti della giornata e dell’anno, imparate la composizione, la narrazione e nutritevi di fotografia e arte: queste sono le caratteristiche basiche del fotografo professionista, l’attrezzatura viene in seguito.
Vi lascio con un cortissimo filmato del mio fotografo preferito dove spiega con 4 parole quello che ho appena detto. Cliccate qui per vederlo.
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January 30th, 2010 — 6:19pm

Poco tempo fa mio fratello maggiore mi parlava dell’importanza di avere un luogo da poter chiamare “casa”. Intendeva il luogo dove ognuno si sente protetto e riconfortato, il porto dove approdare in caso di difficoltà o semplicemente dopo un lungo viaggio. Ieri sera ho toccato lo stesso discorso con un’amica e ci siamo trovati d’accordo su un concetto in particolare: io non considero “casa” il posto in cui sono cresciuto e dove ancora oggi vive tutta la mia famiglia, ma bensì il posto in cui so di poter stare bene, dove mi sento rilassato e a mio agio, dove sento di poter ricaricarmi, dove tutto ciò che faccio lo faccio con il sorriso, il posto in cui mi sento come una mano in un guanto. Questo posto per me non è più la Valle d’Aosta dove sono cresciuto e per la quale provo un amore incondizionato, ma è Barcellona. In questa città ho scoperto a piccoli passi chi sono (non lo ancora scoperto del tutto, ma ho solidi indizi), cosa amo, cosa voglio fare. Le persone qui incontrate mi hanno accolto e reso parte integrante delle loro vite molto più di quanto mi sia successo prima. Ho amicizie profonde e belle. Mi piace passare le ore passeggiando per la città per il solo piacere di farlo. Qui mi sento a casa perché in qualsiasi posto vada non mi sento mai fuori luogo.
Questa mattina sono andato a fare una lunga passeggiata e sono salito al Tibidabo, la collina che sta alle spalle della città. Respiravo profondamente ad ogni passo perché volevo respirare la mia città, sentirla entrare dentro di me con i suoi odori impressi nell’aria fresca di gennaio. Un po’ come quando si stringe tra le braccia la persona amata e le si annusa profondamente la pelle per inebriarsi del suo profumo. Credo che avere questo tipo di relazione con una città sia qualcosa di bello e unico, che non tutti possono avere la fortuna di vivere. Questo tipo di sensazione non mi era mai successo di provarla prima, neppure quando decisi di lasciare l’Italia per venire in Spagna. Probabilmente ero ormai così stanco del posto in cui vivevo che non sentivo più nulla. Ora vivo sensazioni diverse: a volte sento il bisogno di ritornare nella mia valle per il contatto con la natura che mi ha accompagnato sin da bambino, ma allo stesso tempo so che non potrei mai vivere in quel posto perché non lo sento più come una casa e so che non ha nulla da offrirmi a parte gli splendidi paesaggi e la natura sovrana.
Queste considerazioni nascono dalla nuova situazione nella quale sto entrando: lasciare Barcellona per andare a vivere a Milano. Quando si prendono decisioni del genere è normale confrontarsi con ciò che si sta lasciando e pesarne l’importanza. Per questo motivo quando mi chiedono “Torni a casa?”, riferendosi al fatto che ritorno in Italia, io rispondo “No, in realtà la sto lasciando”. Non fraintendetemi, non sto dicendo che a Milano starò male o morirò dalla nostalgia. Al contrario, credo che andrò a fare un’ottima esperienza di vita e di lavoro, cogliendo una opportunità che non a tutti è concessa. Vado a inseguire il mio piccolo sogno con l’aiuto e l’incoraggiamento delle persone che mi sono vicine. E poi, tra Milano e Barcellona c’è poco più di un’ora di volo…
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January 28th, 2010 — 8:51pm
Come già accennato più sotto tutti i giorni faccio il percorso da lavoro a casa a piedi, percorrendo tutta Rambla Catalunya. Da qualche settimana sono presenti, proprio in questa strada, alcune statue di Rodin. Si tratta di una mostra a cielo aperto: le statue piazzate all’aperto, con la gente che le osserva, le tocca, gli cammina al lato. E’ curioso vedere come ognuno reagisce in modo differente: coppie di signori che si fermano a ogni statua scrutandone gli aspetti più significativi ed evidenti, persone che le guardano di sfuggita mentre si muovono velocemente, qualcuno ormai stufo della vista che non alza nemmeno più lo sguardo. E io che guardo quelli che guardano.
Questa sera però, proprio mentre facevo questi ragionamenti, mi sono accorto che una delle statue sembrava ripararsi dalla luce dei lampioni e dagli sguardi dei passanti. Come qualcuno abbagliato da una forte luce la statua si girava su se stessa facendosi ombra e coprendosi il viso, per sfuggire a tutte quelle luci multicolori alla quale non è abituata. Così ho sguainato il telefono e ho scattato la mia foto.

Appena rientrato in casa ho scaricato la foto sul computer e ne ho visto l’anteprima: avevo visto bene, la statua si stava proteggendo. Però la mia testa non ha potuto fermarsi al semplice fatto fotografato. Ho immediatamente associato le tante luci e la statua al mio mondo, a ciò che mi circonda, e ho pensato: nella nuova società dell’informazione le luci sono sempre puntate su di te. A molti piace, ma a qualcuno, come la nostra statua, forse no.
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January 22nd, 2010 — 6:20pm
Altra esposizione da non perder al Dhub Montcada di Barcellona.
Questa volta si tratta della restrospettiva del fotografo di moda Outumuro: 200 immagini di moda da non perdere se si amano moda e fotografia.

Cliccando sull’immagine potete vedere la web del Dhub.
Se volete invece vedere la web personal del fotografo potete cliccare qui.
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January 21st, 2010 — 7:58pm
E’ una settimana di lavoro intenso questa che sta passando. Lunedí a Milano con Toni Thorimbert, ieri con Sergi Jasanada per il Magazine de La Vanguardia, oggi per Giulio e domani Per Men’s Health…
Lunedí ho lavorato con Toni e con il suo assistente, gentilissimo e simpatico, Niccoló. Grazie alla fantastica comunicazione 2.o infatti, mi sono ritrovato da un giorno all’altro con la possibilitá di fare una prova con questo grande fotografo. E’ andata bene, e ne sono felicissimo. Sono rimasto colpito dal modo di lavorare di Toni: molto rapido, agile, continuamente in movimento e con idee nuove a ogni angolo. Lui è molto “fashion” ma molto cordiale, si parla di tutto e ti mette subito a tuo agio. Ha uno studio nuovo e solo lo starci dentro ti fa venir voglia di lavorare!
Ho sempre detto che Barcellona, per quanto sia una delle città più accoglienti al mondo (e non esagero: qui si vive veramente bene), resta comunque lontana dal grande mondo della moda, dalla fotografia ad alti livelli… E’ un problema tipico della Spagna: non voglio analizzarne le motivazioni, ma sta di fatto che solo uscendo da questo paese si può pensare di toccare i livelli più alti di questo mondo. Così un giorno per un colpo di fortuna mi capita di conoscere Thorimbert (sul web) e per una gran botta di culo lui si ricorda di me nel momento in cui ha bisogno di un nuovo assistente. A colpi di mail riesco ad arrivare a fare una prova con lui!
Per quanto sia difficile dover lasciare, un’altra volta, casa, amici, amori e abitudini (oggi, 20 gennaio, c’erano 16 gradi…), credo che non possa perdere un’occasione come questa. Ho lasciato l’Italia per poter studiare fotografia, con le idee confuse su cosa avrei fatto e su che tipo di fotografia mi sarebbe piaciuto approfondire. Ho imparato molte cose e una lingua nuova, ho chiarito le idee (non del tutto, ma mi piace rimanere sempre un po’ confuso) ed ho iniziato a lavorare come assistente per Sergi Jasanada (che peraltro io considero un gran fotografo di moda).Ho gettato le basi per poter salire di livello e ora l’occasione mi si presenta davanti: non voglio sprecarla.
Ora verrano i giorni di caos: lasciare casa e lavoro in Spagna, trovare casa a Milano, traslocare da uno stato all’altro (cosa non facilissima!)… ma son tutti dettagli che si risolveranno. Con una grande motivazione e la carica per iniziare una nuova tappa di vita ogni ostacolo si può superare!
Nelle prossime settimane riprenderò il tema, aggiornando le fasi del cambio… stay tuned!
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January 13th, 2010 — 9:46pm
Non sono un disegnatore grafico (e si vede), però sono fratello di uno e figlio di tipografo. Per questo motivo fin da piccolo ho avuto l’occasione di metter mano a programmi di grafica e impaginazione (ebbene sì… il primo Photoshop che ho usato era la versione 4.0…ora si capiscono molte cose…). Tra i tanti caratteri che conosco ce n’é uno in particolare che mi é sempre piaciuto: Helvetica. Dal 1957 questo carattere continua ad essere il preferito dei disegnatori. Semplice, pulito, chiaro, elegante, facile da leggere.
Siccome il 2010 é l’anno del centenario della nascita suo creatore Max Miedinger (svizzero, guarda caso…), é stata organizzata una mostra in onore di tale tipografia.
La mostra si terrà al DHUB Montcada di Barcellona, dietro il museo Picasso, e io andrò a curiosare con alcuni amici. Loro sì, designers…
Clicca sull’immagine per vedere la web dell’esposizione.

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January 13th, 2010 — 2:57pm
Questa mattina un’amica mi ha consigliato di dare un’occhiata alla pagina web di un suo amico, anche lui fotografo.
Lo dico chiaramente: delusione. La maggior parte delle foto erano “HDR”, oltretutto fatti male.
Ultimamente non faccio altro che imbattermi, nel web, con fotografie in stile “HDR”. Questa sorprendente e, secondo me, vomitevole tecnica che ci ha regalato la fotografia digitale ha avuto una grandissima ripercussione tra gli utenti, tanto che internet ormai straborda di immagini senza nessuna grazia, senza composizione, che non dicono nulla al guardarle, se non fosse per i colori irreali ultrasaturati e sporchi tipici delle immagini HDR.
Con questo non voglio dire che tutto sia da buttare. Vi sono veri artisti che fanno un uso eccellente di questa tecnica e con risultati ammirevoli. Ma la maggior parte dei fotografi che la usano fanno foto discutibili, sperando di salvar la vista grazie al mezzo. Lasciate perdere. Per favore.
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January 7th, 2010 — 1:10pm
Qualche sera fa stavo chiacchierando con un fotografo e, ad un certo punto, mi ha posto la domanda che molte persone mi han fatto e che, purtroppo, molte altre son sicuro che mi faranno. La domanda é la seguente: perché proprio la fotografía?
Questa domanda credo sia tra le piú inutili che si possano fare, cosí come tra le piú difficili da rispondere.
Io sono innamorato della fotografía. Amo questo mezzo di espressione piú di qualsiasi altra cosa e proprio per questo é cosí complicato rispondere. Se dovessi chiedere a qualsiasi persona innamorata il perché della scelta di quella donna e non di un’ altra, sono sicuro che la risposta sarebbe altrattando difficile da formulare. Si ama una persona per molteplici motivi, molti visibili, ma anche molti invisibili e spesso inspiegabili. Allo stesso modo io trovo molto difficile spiegare il mio amore per la fotografía. Non ha un’origine precisa ed é un mix di molti fattori.
Io non lo so perché proprio la fotografía! Quando vedo un’immagine che mi piace, mi si muove qualcosa dentro, a livello dello stomaco, che non si avvicina a nessun’altra sensazione che normalmente provo. La fotografía mi crea emozioni molto forti, e il desiderio di continuare a provare queste sensazioni mi spinge a fotografare. Molto spesso non riesco a fare fotografie che mi smuovano davvero, ma a volte succede che ce la faccio, anche se son soltanto piccole scintille, e queste piccole scintille mi incitano a continuare.
Riassumendo in poche parole: non chiedetemi perché faccio fotografía, perché la risposta che vi daró non vi convincerá del tutto. Chi mi conosce bene non me lo ha mai chiesto, lo vede nei miei occhi, cosí come si intuiscono gli occhi di una persona innamorata.
Vi lascio alcune immagini, scelte in modo del tutto casuale, tra le molte che tengo nella testa (e nella librería…)

Helmut Newton

Francesca Woodman

William Klein

Josef Sudek

Bill Brandt

Gregory Crewdson
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December 24th, 2009 — 1:06pm
Da due giorni sono rientrato in Italia per passare le feste con la famiglia. Erano giá 4 mesi che non vedevo la Valle d’Aosta, e quando sono arrivato mi si é presentata al massimo del suo splendore: completamente bianca per la neve e con una nevicata in corso…
Vivere lontano da casa é sempre difficile, ma per chi é cresciuto in montagna penso che sia ancora piú difficile. E’ risaputo infatti il forte attaccamento alla terra che hanno generalmente tutti i popoli di montagna, un rapporto complicato dovuto alle difficoltà della vita in zone poco agevoli, ma molto forte per il compagnerismo delle genti, per i frutti stessi della terra continuamente presenti nella vita di ognuno e per la consapevolezza di abitare in un angolo di natura da molti invidiato.
Cosí arrivo di sera, con la malinconia di chi sa benissimo che il momento che sta vivendo finirà in una settimana, ma con il cuore aperto per la felicità di viverlo.
Questo é quello che vedevo dalla finestra di casa l’altro ieri

Al mattino poi, lo spettacolo della valle mi si é aperto completamente davanti agli occhi, dovuto anche a una privilegiata posizione della casa dei miei genitori. Ecco uno scatto veloce fatto alle 8 del mattino (sì, mi sveglio presto anche in vacanza…)

Non é difficile capire i miei sentimenti se pensate al contrasto di crescere nel mezzo di tanta natura e poi vivere in città, lontano da tutto ciò. Ma purtroppo la natura della Valle non é compatibile con le mie ambizioni fotografiche, quindi la decisione diventa obbligata. Mi sento comunque molto fortunato a poter godere di tutto questo anche se solo nei periodi di vacanza.
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